Numero16 - 05/08/2002
Una Pubblicazione scientifica di SGF e NEODyS

E' estate, tempo di ... crateri da impatto

di Nanni Riccobono (*) - Copyright Tumbling Stone 2002

Quello sepolto nell'oceano…

Un'immagine del cratere Silverpit generata da un software che analizza dati sismici. Sono evidenti una serie di cerchi concentrici e un profondo cratere centrale. Il cratere e' sotterrato sotto tonnellate di sedimenti (credits: PGL/BP from http://www.msnbc.com/).

Tra i molti catastrofici effetti che l’impatto di 65 milioni di anni fa nella penisola dello Yucatan ha avuto, c’è anche un cratere, piccolo ma ben conservato, sepolto nel Mare del Nord, sotto 3600 metri d’acqua e 1800 metri di sedimenti. La struttura nell’insieme misura circa 12 km di ampiezza ed è stato denominato Silverpit; Nature ospita un articolo sul suo ritrovamento. Silverpit ha la forma di un bacino con diversi anelli intorno, come onde d’urto che circondano il punto dell’impatto che ha un diametro di 2,4 km, con un picco centrale che corrisponde all’accumulo di detriti terrestri prodotti al momento in cui l’asteroide si è schiantato.

quello piccolo…

Farmer Frank Bartak looks across the controversial indention in his land.
Frank Bartak osserva la controversa depressione che e' stata individuata nella sua terra (credits AP photo).
Il geologo Wakfield Dort, dell’Università del Kansas, è sicuro che si tratta di un piccolo cratere. Ha studiato la depressione di circa 1,5 km nei pressi della minuscola citta di Merna, nel Nebraska, sin dal ’91 e afferma che la morfologia è quella giusta: fondo piatto e bordi di terra rialzati per una struttura circolare. Intorno alla depressione sono stati ritrovati frammenti di vetro fuso, abbastanza tipici del grande calore che un impatto sviluppa, e migliaia di particelle magnetiche che non sono, invece, tipiche del Nebraska. Dort pensa che la struttura non sia molto vecchia, tra i tremila e i cinquemila anni fa ed è andato a spulciare tra le leggende degli indiani Pawnee, trovandone una che racconta della “nube tonante” apparsa sopra l’area, che avrebbe lasciato dietro di sé “le piccole pietre nere”.

Finora però non c’è traccia dell’asteroide che avrebbe provocato l’impatto.
Chissà, forse dovrebbe invitare il super esperto di crateri, Christian Koeberl, protagonista della storia che segue…

 

Above, the sections of the Bartak Depression near Merna, and the meteor crater, to which it was compared by University of Nebraska researchers. In contrast to the Merna site, meteorite debris under and around the meteor crater is substantial, indicated by the term "breccia". The dashed line beneath the Bartak Depression is its minimum depth as estimated by University of Kansas researchers while the dotted line on that drawing shows the depth of the formation caused by the meteorite that hit the Winslow site (from a diagram by Jim Swinehart, CSD, UNL http://csd.unl.edu/csd/resource/vol-15/crater.htm)

…e il vetro verde

Una piantina delle due strutture libiche

Christian Koeberl, dell’università di Vienna, ha presentato i primi risultati del suo studio di due crateri in Libia, che insieme ai colleghi ha mappato in dettaglio, raccogliendo numerosi esemplari di rocce. I crateri, conosciuti come le strutture BP e Oasis, erano state visitate solo una volta dagli scienziati e la maggior parte di ciò che si sapeva sul loro conto lo si era ottenuto attraverso le immagini del satellite. Koeberl e colleghi quest’anno sonno riusciti a ottenere il permesso dal governo libico di trascorrere diverse settimane studiando le strutture.
I motivi del loro interesse risiedono nel fatto che il misterioso vetro verde del deserto libico è stato trovato a soli 100 km a est di distanza, e intendono capire se il vetro può essersi formato dalla fusione delle rocce all’impatto, rocce scagliate via a grande distanza. Il vetro analizzato contiene materiale meteoritico ed è certamente il risultato di una collisione; la sua età, misurata dal basso livello di elementi radioattivi, è di 28 milioni di anni. Koeberl vuole capire se i due crateri risalgono allo stesso periodo, per provare una volta per tutte, la provenienza del misterioso vetro verde.

 

E’ molto bello, dal traslucido al trasparente, con una sfumatura giallo verde. Gli esperti lo classificano nel gruppo dei vetri naturali conosciuti come tectiti.

Due immagini da satellite: la struttura Oasis (sulla sinistra) e il cratere BP (sulla destra). (http://www.image-contrails.de/overview.html)

 

Fu il professor Suess di Vienna, nel 1900, a coniare il termine “tectite”, dal greco tektos, che significa sciolto. Le tectiti sono diverse dal vetro naturale fuso vulcanicamente; ce ne sono di microscopiche e di molto grandi, che possono raggiungere il peso di diversi chilogrammi. Sembrano gemme e le sfumature dei colori sono diverse, dal verde intenso delle moldaviti al nero delle australiti, fino al verde morbido e pallido tendente al giallo del vetro del deserto libico.
I dati isotopici mostrano almeno sei zone geografiche in cui sono distribuite le tectiti.

 

Lowest refractive index 1.4616
Lowest specific gravity 2.21
Highest silica content 98%
Highest lechatelierite particles fused quartz
Highest water content 0.064%
Highest viscosity almost 6X greater than Australites at the same temperature

 

Nanni Riccobono (*) - Direttore di Tumbling Stone

 

 

Links interessanti (in ):

about the silverpit crater, read this article from the National Geographic http://news.nationalgeographic.com/news/2002/07/0731_020731_crater.html

about the Merna crater, you can read an abstract of the article by M. Kuzila and al. at http://gsa.confex.com/gsa/2001AM/finalprogram/abstract_25252.htm , or you can read more in this article http://csd.unl.edu/csd/resource/vol-15/crater.htm

For some beatiful images of african craters visit http://www.image-contrails.de/overview.html